Liberi professionisti: Adesso parliamo di Equo Compenso!

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Dopo l’approvazione della legge sul Lavoro Autonomo il dibattito in corso si sta ampliando e concentrando sull’’introduzione di misure volte a stabilire l’equo compenso per i liberi professionisti. Nei giorni scorsi, è stato presentato al Senato un disegno di legge che vede, per i professionisti iscritti ad ordini e collegi, l’introduzione dell’equo compenso con l’obiettivo di riconoscere maggiori garanzie al professionista. 

Nella proposta, si definisce cosa si intende per equo compenso facendo riferimento a quanto previsto dall’art. 36 della Costituzione. Si definiscono inoltre le misure per rendere la prescrizione efficace in caso di un compenso non equo da parte del committente. E’ bene sottolineare che da questa proposta sono esclusi tutti i liberi professionisti che non rientrano nelle professioni regolamentate. Un aspetto da non sottovalutare che crea una diversità di diritti tra i liberi professionisti. In queste settimane si è parlato molto di equo compenso, in diverse declinazioni, ma che cosa si intende esattamente con questo termine? Si tratta di quello che potremmo definire il “minimo sindacale” per i lavoratori autonomi, cioè una cifra minima sotto la quale non si può essere pagati, che varia a seconda della professione. Una riflessione interessante sarebbe capire se e come introdurre il concetto di equo compenso anche per i freelance e per i professionisti non iscritti ad ordini e collegi. In un mercato in cui la concorrenza al ribasso è sempre più forte e dove il rapporto di forza del committente nei confronti del professionista è sempre più squilibrato, parlare di equo compenso può rappresentare un buon compromesso per tutte le parti. Detto questo, resta aperta una riflessione: Come introdurlo e che parametri utilizzare? A nostro parere, non possiamo non evidenziare l’importanza di tenere nella giusta considerazione la natura differente, spesso distante, dei diversi committenti con cui un libero professionista lavora: pubblica amministrazione, imprese, consumatori.In un caso come nell’altro, ci si dovrebbe ispirare alla necessità di garantire degli standard minimi da cui partire per valutare la qualità del lavoro.  Da notare che una legge che regoli le cifre di partenza per determinare un compenso equo, può interessare anche il freelance ed i professionisti non regolamentati. Questo sicuramente nei confronti della Pubblica Amministrazione, rispetto alla quale il passo verso l’equità’ diventa concetto obbligatorio.  Sono inconcepibili bandi pubblici dove si ricerchino grafici o artisti che offrano il proprio lavoro in maniera gratuita. Per questo crediamo che, come vIVAce, sia fondamentale intervenire e prevedere dei parametri di equità retributiva, da subito con la Pubblica Amministrazione! Al fine di evitare situazioni sgradevoli per il professionista, che non potendo ricorrere all’ufficio del lavoro, in caso di mancato rispetto delle regole, che così come declinate attualmente, ha l’unica opzione in una causa civile, con tutto quello che comporta economicamente, e anche in termini durata per l’esigibilità’ di un diritto. E’ quindi fondamentale iniziare a dare garanzie ex ante che tutelino il professionista nella esigibilità dei guadagni mancati senza dover ricorrere a iter giudiziari lunghi e costosi.

La riflessione rimane nel campo delle imprese. Vale realmente la pena inserire per legge dei compensi? Come si può calcolare il lavoro intellettuale svolto da un professionista? Ma soprattutto la scelta di inserire un equo compenso senza lasciare il libero mercato, non rischia di essere un danno e di limitare la libertà del professionista? Non sempre infatti esiste una “debolezza” del professionista nei confronti del committente. Sarebbe importante partire dalla creazione di una cultura del lavoro che passi dal pieno riconoscimento della professionalità anche per chi ha un lavoro indipendente, riconoscendo guadagni dignitosi e non necessariamente al ribasso.

Al momento la discussione è appena iniziata, oltre ad una riflessione sulla necessità o meno di introdurre l’equo compenso anche per i privati sarebbe interessante capire quali potrebbero essere i parametri a cui rifarsi.

Qualunque siano le decisioni prese, non potranno prescindere dalla libertà del lavoratore autonomo di decidere il prezzo della propria professionalità e di garanzia per il consumatore.

Come vIVAce siamo parte attiva, per tenere alta l’attenzione sul tema  e costruire, anche grazie al contributo della nostra Community, soluzioni nuove, condivise, realmente esigibili ed inclusive. Quali sono, in sintesi, le misure che chiediamo?:

  1. Disciplina dell’equo compenso nei rapporti tra Professionisti e P.A. e riconoscimento delle garanzie ex ante
  2. Reale esigibilita’ delle garanzie legate alla certezza dei pagamenti nei confronti di tutti i committenti
  3. Attenta vigilanza sul mercato a ribasso, a tutela della professionalita’ dei professionisti, anche attraverso l’apertura di un dialogo sociale in merito con le parti coinvolte e i diversi attori di mercato.

Se vuoi saperne di più su “Equo Compenso” vai  su www.vivaceonline.it/angolodelfreelance e partecipa al dibattito con noi e gli altri professionisti direttamente sul nostro gruppo Facebook

di Silvia Degl’Innocenti

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